RECENSIONI
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Roma | "Corpo, movimento, struttura", gioiello contemporaneo e architettura in mostra al MAXXI
19/11/2017
- Elena Paloscia


periodo: 15/11/2017 - 14/01/2018
curatore: Domitilla Dardi
presso: MAXXI

 “Corpo movimento struttura, Il gioiello contemporaneo e la sua costruzione” la mostra dedicata dal MAXXI di Roma a sei maestri del gioiello contemporaneo - Giampaolo Babetto, David Bielander, Helen Britton, Peter Chang, Monica Cecchi, Philip Sajet -  apre nuovi scenari di riflessione sul processo creativo che chi costruisce gioielli affronta quotidianamente. Un iter complesso che riguarda non solo le qualità e la funzione estetica dell’oggetto ma la capacità di progettare e costruire un manufatto seguendo precise regole matematiche e strutturali del tutto affini alla progettazione architettonica stessa.
L’esposizione, curata da Domitilla Dardi e realizzata in collaborazione con la Galleria Antonella Villanova di Firenze, analizza il gioiello proprio a partire da questo particolare punto di vista, considerandolo, in scala, una sorta di architettura che entra in relazione con un corpo mai uguale a se stesso, in divenire costante, dinamico per sua stessa costituzione: un corpo da abitare.
Proprio da queste suggestioni nasce la ricerca presso gli archivi del Maxxi di studi, modelli e progetti di architetti il cui lavoro si distinguesse per affinità formali e concettuali con i gioielli stessi selezionati.
È nata così una mostra in cui si assiste ad un ideale dialogo tra i protagonisti di questi interessanti binomi architetto - artista del gioiello.
Si tratta a volte di relazioni esplicite e dichiarate dall’artista stesso come nel caso di Giampaolo Babetto, il maestro orafo Padovano che predilige la linearità geometrica, priva di elementi ornamentali, e che per alcuni dei suoi anelli si è ispirato al basamento per la statua equestre di Cangrande della Scala, signore di Verona realizzato da Carlo Scarpa per il museo di Castelvecchio. La particolare finitura del cemento lasciata dall’impronta del legno e l’alternarsi dei pieni e dei vuoti cui l’artista dà una grande importanza, in quanto elementi che definiscono un limite, è in una particolare sintonia con la ricerca del grande architetto.
L’artista tedesco David Bielander condivide invece con l’architetto Maurizio Sacripanti l’idea visionaria di una architettura concepita come organismo vivente che modifica costantemente lo spazio da abitare, in questo caso il corpo, creando moduli geometrici snodabili e ispirati a forme animali come il pesce o il serpente, con cui realizza oltre a gioielli anche installazioni in movimento.

Analogamente l’artista di origini australiane residente a Monaco Helen Britton trae ispirazione per alcune delle sue creazioni dall’opera di Pier Luigi Nervi ed in particolare alla barca in ferrocemento progettata dal grande architetto. Crea gioielli ispirati alle antiche armature, alle catene di trasmissione e spille a forme di aereo di cui sottolinea la valenza poetica.
La toscana Monica Cecchi, che colleziona latte antiche, è affascinata dall’idea della scatola che contiene conserva ma al tempo stesso chiude e diventa confine. Così l’artista destruttura questi materiali portatori di un valore intrinseco legato all’uso pregresso e di una qualità estetica vicina alla poetica pop. Invitata dalla curatrice a confrontarsi con il lavoro dell’architetto Vittorio De Feo, reintepreta il marchio della Shell accostandolo con uno spirito ludico ad un’altra icona della storia dell’arte, la Venere del Botticelli che nasce appunto dalla conchiglia. Le sue creazioni spesso asimmetriche e dinamiche sono ironicamente provocanti nella loro vivace policromia.
D’impronta più concettuale la ricerca di Philippe Sajet, artista Olandese che costruisce con linee essenziali, che definisce “forme minime indispensabili”, i suoi gioielli ispirandosi ai reticoli cristallini con filamenti d’oro cui aggiunge piccole pietre preziose. L’artista abbinato all’architetto Sergio Musmeci, a lui affine per i suoi reticolati, considera il gioiello come un pura forma d’arte e non di design in quanto oggetto non indispensabile e non strettamente legato ad un’idea di funzionalità.
Polimorfo l’immaginario dell’artista inglese di origini cinesi, recentemente scomparso, Peter Chang, il cui lavoro realizzato con resine stratificate si ispira a creature fantastiche come la Chimera, “alla fantascienza, alla geometria frattale e alle architetture a guscio e a scheletro contemporanee”. L’affinità con il lavoro del gruppo di architettura Ian + si rintraccia nell’uso dei medesimi materiali usati per i modelli.
L’architettura, filo conduttore dell’esposizione, entra anche nell'allestimento in cui gli espositori sono strutture trasparenti a forma di piramide tronca e specchi che, tramite un gioco di riflessi, rimandano ad un’idea di osmosi tra gioiello e arte del costruire.

indirizzo
Via Guido Reni 4A 00196 Roma

telefono
06325861

web
http://www.maxxi.art

orari
martedì domenica 11:00- 19:00 sabato 11:00-22:00

accesso per i disabili
si

biglietti
Intero 12 euro, ridotto 8 euro e 4 euro (consultareil sito del Museo per le riduzioni)

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