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L’oro dei greci 08/10/2014 - Fabiana Anfuso

Il volume, corredato da un ricchissimo apparato fotografico, illustra la varietà delle soluzioni iconografiche e decorative che l’oreficeria greca ha saputo esprimere e l’altissima perizia tecnica dei suoi artigiani, aspetti che appaiono quasi incredibili in un territorio come quello greco assai povero di giacimenti auriferi e costretto, quindi, a importare il prezioso materiale.
Sono oltre duecento le illustrazioni a colori: diademi in lamina d’oro o d’argento con decorazioni a sbalzo di rosette, palmette, teste di toro e scene conviviali, oppure abbelliti da girali vegetali in smalto azzurro; corone circondate da una cascata di fiori di mirto, ghiande e foglie di quercia; bellissime tazze con motivi a spirale o decorate da soggetti animali, come delfini che nuotano tra rocce e coralli, polpi che fanno ondeggiare con eleganza i loro sinuosi tentacoli, tori che scalpitano tra alberi di ulivo al momento della cattura; oppure oggetti di incerta funzione, come il medaglione con busto di Artemide e rete di catenelle scelto per la sovraccoperta del volume, che potrebbe essere un coperchio di pisside o un ornamento femminile da indossare sul seno o sui capelli raccolti a crocchia. E poi ancora orecchini, collane, pendagli e placchette, fibule e spilloni, anelli, braccialetti, pettorali e corazze, maschere funebri, coppe e calici, anfore e crateri.
Già nell’introduzione del libro, infatti, si sottolinea come la presenza o la mancanza di reperti in oro risalenti a un determinato periodo sia per gli studiosi un’importante indicazione dell’apertura o della chiusura della civiltà greca verso gli scambi commerciali, con tutta la ricaduta di reciproche influenze culturali che essi comportano.
Nei quattro capitoli che seguono – dedicati al periodo miceneo, a quello geometrico, all’età classica e a quella macedone – queste tappe vengono ripercorse nel dettaglio e inquadrate nel giusto contesto politico e culturale, con un occhio di riguardo alle fonti letterarie: i testi di Omero, Esiodo, Archiloco, Saffo, Alceo, Erodoto e Tucidide sono fondamentali testimonianze dell’uso che i greci hanno fatto dell’oro nel corso della loro storia e delle suggestioni simboliche, quasi mitiche, di cui lo hanno ammantato. Basti pensare all’utilizzo dell’oro nell’abbigliamento e nell’ornamentazione femminile come affermazione del proprio status sociale, oppure alla massiccia presenza di suppellettili in oro nei corredi funebri, contesto in cui l’oro, per le sue caratteristiche di incorruttibilità, si configura come simbolo di eternità della vita ultraterrena in contrasto con la corruttibilità della carne.
L’ultimo capitolo del libro è dedicato alla monetazione, che esprime le sue più raffinate coniazioni auree sotto la dinastia macedone di Filippo II e Alessandro Magno.
I cinque capitoli che compongono il volume sono seguiti, come si è detto, da un ricchissimo corredo iconografico concepito come un catalogo, in cui ogni immagine è accompagnata da una scheda critica che descrive il pezzo raffigurato fornendo le relative informazioni tecniche e bibliografiche.

Testi di D. Musti, M. Benzi, L. Rocchetti, P.G. Guzzo, G. Calcani, F. Catalli
Editore Istituto Geografico De Agostini, Novara

Anno 1992

 

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