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Gioielli di scena
01/06/2015 - Fabiana Anfuso


Il volume "Gioielli di scena" di Stefano Papi guida il lettore alla scoperta di un aspetto particolare dell’affascinante mondo della lirica: la creazione di monili da palcoscenico, pezzi di straordinaria inventiva realizzati da botteghe artigiane specializzate, operanti a Milano tra Otto e Novecento.
L’Autore, storico del gioiello e grande appassionato del melodramma, dedica il primo capitolo del libro alla storia e alla fortuna delle ditte Corbella e Marangoni, i due maggiori laboratori milanesi per la produzione di gioielli, armi e oggetti vari per il teatro, che furono i principali fornitori del Teatro alla Scala e di altri importanti teatri nazionali ed esteri.
Molto interessante l’excursus sul metodo di produzione, in cui vengono ripercorse le fasi del processo creativo che portava alla realizzazione dell’oggetto finito. Sulla base di un disegno fornito dallo scenografo o dal costumista, il gioiello veniva assemblato utilizzando elementi preesistenti realizzati a stampo, di cui la ditta possedeva un ricchissimo repertorio suddiviso per soggetti: sfingi, palmette e scarabei connotavano gli stampi per la realizzazione di monili in stile egizio, le forme privilegiate dalla gioielleria dell’antica Roma erano rappresentate da serpenti, semisfere e motivi ovoidali, mentre croci, borchie ed elementi in filigrana caratterizzavano lo stile bizantino e cammei con profili all’antica lo stile Impero.
E così, dando libero sfogo all’inventiva, tali elementi realizzati a stampo potevano essere montati secondo le più svariate combinazioni, come si poteva evincere sfogliando il catalogo delle creazioni già prodotte, anch’esse ordinate per soggetto (diademi, collane, bracciali, orecchini etc.).

Naturalmente i materiali utilizzati non erano metalli nobili e pietre preziose, ma ottone e metalli simil-oro, perle di imitazione, paste vitree, cristalli di Boemia e Swarovski multicolori, come quelli presentati sulla sovraccoperta del volume.
La brillantezza del metallo e la sua resistenza all’ossidazione si otteneva immergendo il pezzo ultimato in un bagno galvanico a uno o due micron di oro o di argento e ricoprendolo con una patina di colla Zappon, trattamenti che erano in grado di preservare la bellezza dell’oggetto nel tempo.
L’Autore, inoltre, sottolinea un aspetto particolare del modus operandi di questi artigiani del gioiello da palcoscenico. Dato che i contratti stipulati tra la ditta Corbella e la Scala di Milano vincolavano il fornitore a produrre gioielli in tutto rispondenti allo stile del periodo storico in cui era ambientata l’opera, il laboratorio affiancava al disegno preparatorio iniziale un attento studio su libri di storia del costume e su altre svariate fonti al fine di giungere a un risultato ottimale.
Le ditte artigiane che producevano questo genere di gioielli, dunque, non erano mere officine di montaggio, ma luoghi di ricerca e di elaborazione intellettuale, che lavoravano a stretto contatto con costumisti e scenografi.
E proprio il sodalizio tra la ditta Corbella e il fantasioso costumista Caramba, nome d’arte di Luigi Sapelli (1865-1936), e quello tra la ditta Marangoni e lo scenografo Nicola Benois (1901-1988) si riveleranno particolarmente proficui.
A questo interessante spaccato storico seguono quattro capitoli dedicati alle celebri soprano Margherita Carosio, Rosanna Carteri, Antonietta Stella, Renata Tebaldi. Di ciascuna viene ripercorsa la fortunata carriera, attraverso un racconto appassionato e ricco di aneddoti delle esibizioni e dei successi ottenuti nei più prestigiosi teatri del mondo, con un occhio puntato proprio sui costumi e sui gioielli da loro indossati per dare vita a personaggi indimenticabili.
Il volume ha il merito di presentare un ricchissimo repertorio di immagini, spesso inedite, provenienti in massima parte dalla collezione dell’Autore. Sono riprodotti gioielli, schizzi e disegni preparatori, naturalmente, ma anche moltissime fotografie di scena, a dimostrazione di quanto i gioielli e i costumi siamo, insieme alla musica e alle scenografie, uno strumento fondamentale per creare l’atmosfera magica e suggestiva che caratterizza il teatro d’opera.

Autore Stefano Papi
Editore Electa, Milano
Anno 2003

 

 



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