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Giampaolo Babetto - Monografia 26/05/2015 - Fabiana Anfuso

Il volume, pubblicato in versione bilingue (italiano/inglese), è dedicato all’orafo padovano Giampaolo Babetto.
Nel saggio di apertura, intitolato “Perpetuum mobile”, Germano Celant ripercorre le tappe salienti del percorso creativo dell’artista, dalla formazione negli anni sessanta presso la Scuola d’Arte Pietro Selvatico di Padova al contatto con le ricerche espressive del Gruppo N e, più in generale, con l’arte cinetica e programmata; dai viaggi in Olanda, che gli consentono una conoscenza ravvicinata del linguaggio neoplastico di Mondrian e Rietveld, allo sguardo attento sulla pittura astratta di Antonio Calderara e sui dipinti manieristi di Pontormo, dall’utilizzo del pigmento blu, che caratterizza tante creazioni in oro degli anni novanta e che richiama la forza spirituale del blu di Yves Klein, alla scelta di adottare il pigmento rosso per la sua capacità di contrastare la superficie con la sua dirompente forza cromatica, come mostra l’anello scelto per illustrare la copertina del libro.
Ma il compito di raccontare la poetica di questo artista del gioiello contemporaneo è affidato soprattutto al ricco apparato iconografico. Il saggio di Celant, infatti, è seguito da un ampio catalogo di immagini in cui sono riprodotte 135 creazioni dell’artista: spille, anelli, orecchini, bracciali, collane, ma anche schizzi e disegni preparatori che ne hanno guidato l’esecuzione. Realizzati con materiali nobili – l’oro è da sempre il metallo privilegiato da Babetto – sono gioielli essenziali, minimali, in cui forme geometriche elementari quali cerchi, triangoli, quadrati e rettangoli vengono organizzate in sequenze o assemblate secondo schemi tali da dare origine a insiemi dinamici, quasi piccole architetture instabili, “mobili” appunto, oggetti-sculture fruibili da diversi punti di vista, in cui l’artista “esclude dal suo fare ogni valore gerarchico tra ornamento e scultura, tra davanti e dietro, tra sopra e sotto, tra materiale e immateriale”.
Alle immagini dei gioielli si alternano 16 fotografie, scattate dallo stesso Babetto e da Lorenzo Trento, raffiguranti per lo più particolari tratti da paesaggi naturali e urbani, che per forme e atmosfere mostrano esplicite assonanze con i gioielli. Proprio per evitare un formalismo fine a se stesso, Babetto conduce un’indagine sui luoghi del vivere e dell’abitare, e così dettagli architettonici quali muri, scale, archi ispirano la forma dei gioielli, caricandoli nel contempo di memorie e impressioni del vissuto, secondo un modus operandi continuamente aperto a nuovi stimoli.

Autore Germano Celant
Editore Skira, Milano
Anno 1996

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