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INCURSIONI D'ARTE

Geometria del disordine Carlo Zauli & Torbjørn Kvasbø
03/01/2017 - comunicato stampa


Resterà aperta fino all'8 febbraio a Milano presso le Officine Saffi, la mostra Geometria del disordine dedicata al grande artista faentino Carlo Zauli (1926-2002) e al norvegese Torbjørn Kvasbø (1953).

Realizzata in collaborazione con il Museo Carlo Zauli e con il patrocinio del Reale Consolato Generale di Norvegia, la mostra, a cura di Flaminio Gualdoni,  rievoca "nell’incrocio tra le esperienze ormai storiche di Carlo Zauli e quelle tutte contemporanee di Torbjorn Kvasbo, il titolo di una raccolta poetica tra le più intense degli ultimi decenni, Geometria del disordine di Maria Luisa Spaziali. Figli di generazioni e di geografie diverse, ma d’animo per molti versi affine, Zauli e Kvasbo muovono da uno snodo criticamente cruciale, la negazione della forma preventiva e l’idea di opera non come compimento di un processo fabrile, ma come affermazione della problematicità del processo stesso."

"In entrambi lo strappo e la frattura, la lacerazione e la compressione, la torsione e lo schianto, non sono affermati come presa di posizione ideologica nell’orizzonte di un atteggiamento d’avanguardia che, fatto ormai blague ripetitiva, erge il negativo a valore. Sono invece, in modo estremo e intimamente sofferto, atti amorevoli di liberazione e di complicità più profonda, momenti di ricerca di uno strato più radicalmente decisivo della ragione di forma."

Il nucleo della ricerca di Carlo Zauli è il semplice “grumo” di argilla a cui dà forma esaltandone le misteriose tensioni interne, la sua memoria. Nascono così opere come le Zolle, Aratura o i Vasi sconvolti. Testimonianze del profondo legame che l’artista ha con la terra e di cui cerca di cogliere “il segno della e nella terra, della e nella natura capace di imprimere quel senso vitale e costruttivo sempre presente intorno a noi e in noi”.

Torbjørn Kvasbø celebra il legame con l’argilla partendo dall’archetipo della forma- contenitore e del suo ruolo nella storia dell’uomo. Una ricerca che vede rinnovare e rivivificare questo materiale in una serie colorata Stack che sarà esposta in mostra e che ha come riferimento la classica forma del vaso, costituito da stampi di cilindri composti a spirale. ”Forma che allo stesso tempo è un corpo a sé stante, un torso tridimensionale con i propri gesti e i propri stati d’animo”. Un lavoro consapevole della resistenza della materia sulla quale Kvasbø sa di non avere alcun controllo, e che attraverso il segno si fa interprete degli stati emotivi interiori dell’artista.


Torbjørn Kvasbø bio:
Torbjørn Kvasbø (1953) è uno dei più affascinanti e rappresentativi artisti contemporanei che utilizza la ceramica come medium espressivo d’elezione. Fin dagli anni settanta, il suo lavoro ha esplorato le possibilità e il potenziale della terra, utilizzando sia forme familiari che astratte. Dagli oggetti utilitari dei primi anni la sua ricerca si è incentrata su forme plastiche. Negli ultimi anni il colore ha avuto un ruolo importante assieme alla forma ricorrente del tubo. Docente alla School of Design and Crafts della University of Gothenburg (1996-2000) e alla University College of Arts, Crafts and Design di Stoccolma (2000-2008), I suoi lavori fanno parte della collezione di importanti musei di tutto il mondo, tra cui il National Museum di Stoccolma, il Designmuseum Danmark, a Copenaghen, il National Museum of Art, Architecture and Design, di Oslo, l’ Auckland Museum Institute, Auckland, il Museum of Modern Ceramic Art di Gifu e il World Ceramic Center di Icheon.

Carlo Zauli bio:
Carlo Zauli (Faenza 1926-2002) è una delle grandi figure della scultura italiana del dopoguerra.
Come per altri maestri delle generazioni precedenti, da Martini a Fontana a Leoncillo, la sua formazione tecnica si svolge nell’ambito dell’arte ceramica, dai cui codici formali Zauli si distacca dagli anni Sessanta evolvendo verso una ricerca plastica complessa e di grande ricchezza espressiva. Il passaggio da climi informali ad un ragionamento sulla forma geometrica come struttura retorica lo porta a entrare nel vivo del dibattito plastico del tempo. La personale alla Montenapoleone di Milano del 1957, si intreccia con alcune realizzazioni in perfetto clima di integrazione delle arti (fregio per la reggia di Baghdad, 1958; fregio per il Poligrafico di Stato di Kuwait City, 1961; partecipazione alle Triennali milanesi del 1954, 1957, 1964, 1968) e con l’intensa frequentazione di autori come Fontana, Valentini, Pomodoro, Spagnulo. Dalla fine degli anni Sessanta la sua scultura si dipana in serie problematiche in cui la vocazione formativa della materia, il rapporto tra sostanza e pelle del corpo plastico, la dialettica tra biomorfismo e geometria, i comportamenti struttivi della forma, si fanno protagonisti. A fianco di grandi mostre personali (Musées Royaux d’Art d’Histoire di Bruxelles e Hetjens-Museum di Dusserdorf, 1972; personale itinerante a Osaka, Tokyo, Nagoya e Kyoto, 1974; personale itinerante a Fukuoka, Takoname e Tokyo, 1981) e opere di integrazione architettonica, si allineano le mostre personali in gallerie e spazi pubblici, che conferiscono alla sua opera un respiro internazionale, come conferma la recente retrospettiva itinerante tenutasi a Kyoto, Gifu, Tokyo e Hagi, tra il 2007-2008. Il suo lavoro è stato presentato nell’ultima edizione di ArtVerona da Officine Saffi. Scomparso nel 2002, le sue opere sono presenti in collezioni private ed oltre quaranta musei in tutto il mondo.

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