RECENSIONI
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Artisanal Intelligence 2016 la mostra Body for the Dress dà voce al corpo
02/02/2016
- Elena Paloscia


periodo: 29/01/2016 - 31/01/2016
curatore: Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques
artista: Collettiva
presso: Ex dogana Ferroviaria - scalo S. Lorenzo

Nell’ambito del progetto, Artisanal Intelligence giunto al suo quinto anno di vita, si è svolta, in occasione di Altaroma 2016,  nella suggestiva ambientazione dell’Ex Dogana ferroviaria, la mostra Body for the Dress a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques.

Nei magazzini merci, bui e dalle pareti scrostate hanno preso vita installazioni dei tre giovani artisti Thomas de Falco, Sacha Turchi e Paolo Roberto D’Alia, e sono state presentate le creazioni di designers italiani e stranieri i cui lavori invitano a riflettere sulla relazione tra corpo e abito.
Molte le declinazioni attraverso cui il corpo è stato protagonista dell’evento: un corpo libero, un corpo che ha bisogno di essere protetto, un corpo che si svela, un corpo che contiene la propria esuberanza, un corpo che dialoga, un corpo comunque sempre consapevole.

Ciò è evidente nella lavorazione artigianale e ricercata dei materiali, leggeri e trasparenti, come nel caso delle camicie bianche, di Melampo, di Lulù e Anna Poletti, o negli abiti della stilista svizzera Ladina Steinegger che,  residente a Roma ormai da alcuni anni, si è ispirata per questa collezione all’arte programmata brasiliana ma che con quei segni essenziali e i colori flue che dialogano con il corpo attraverso i segni colorati fa pensare anche ad un omaggio ai Sicofoil, i dipinti su acetato di cellulosa creati negli anni sessanta, dell’artista Carla Accardi.
C’era anche chi con il corpo come Sadie Clayton sembra entrare in contrasto, magari anche solo per proteggerlo, non solo per la scelta di materiali “ostili”, da modellare come ad esempio il rame, ma anche per la sensazione che queste vere e proprie sculture che intorno al corpo si plasmano, in virtù anche dell'uso delle nuove tecnologie in 3D, siano in fondo delle vere e proprie gabbie dorate che trasfigurano ostentatamente in altro la forma naturale, trasformandosi in una sorta di vera e propria armatura contemporanea.
Sempre dal Regno Unito provengono le creazioni di Úna Burke, veri e propri esoscheletri che fasciano il corpo femminile e sembrano sostenerlo e curarlo nella sua vulnerabilità ma che in realtà svelano la forza intrinseca di una struttura rigorosa e tenera al contempo, suggerita per analogia dal cuoio stesso, materiale trattato con colori naturali che la designer artista, nota per aver lavorato con Lady Gaga e Madonna per i costumi di Hunger Games, lavora con passione.

Vere e proprie protesi indispensabili sono gli accessori che talvolta hanno un fascino travolgente come gli zaini di Konstantin Kofta: forme note del corpo o parti di elementi architettonici incarnano una nuova idea della borsa, non più contenitore da indossare ma frammento del reale, che sia una parte del corpo o un elemento scultoreo, che emerge nella sua nuda concretezza adottando felicemente una nuova funzione.
Classiche, ma impreziosite da dettagli originali sono invece le borse tutte da scoprire create dal designer artigiano Filippo Pugnetti.
Anche la collezione di gioielli Admater di Lavinia Fuksas e Alessandro Grimoldieu, ispirata alla forma geometrica del triangolo e alla femminilità, plasmata nella cera, è costituita da micro architetture con cui il corpo interagisce grazie all’equilibrio costruttivo, alle trasparenze delle strutture reticolari e alle tonalità dell’oro rosa dell’argento e del bronzo.
Uncommon Matters, infine, la collezione di Amélie Riech, architetto con un imprinting internazionale, con una forte vocazione artigianale, si distingue per forme rigorose ed eleganti in cui la geometria si addolcisce grazie al colore e a sapienti trasgressioni che seducono e coinvolgono il corpo che li indosserà anche grazie alle essenze profumate che contengono.

Alla mostra hanno preso parte anche lo IUAV di Venezia con Giacomo Frasson e Giulia Roman e l’Accademia Costume & Moda Di Roma con Livia Francese e Arnheiður Rós Óskardóttir.
 

AI - Artisanal Intelligence - Il progetto

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indirizzo
Via dello Scalo S.Lorenzo 10

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