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Arte. Antichità. Argenti. Le collezioni di Giovanni Züst nei musei di Rancate, Basilea e San Gallo - Catalogo della mostra 05/05/2016 - Fabiana Anfuso

Il volume Arte. Antichità. Argenti. Le collezioni di Giovanni Züst nei musei di Rancate, Basilea e San Gallo è stato pubblicato a corredo della mostra omonima allestita presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate tra marzo e agosto 2016.

Il catalogo, come pure l’esposizione, ha il merito di mettere in luce la vastità di interessi che ha contrassegnato l’attività collezionistica di Giovanni Züst (1887-1976), cui è giustamente dedicato il saggio di apertura dal titolo “Biografia di un benefattore”, scritto dalla curatrice Mariangela Agliati Ruggia. Di questa poliedrica figura di imprenditore, collezionista e filantropo l’Autrice, pur nella frammentarietà delle fonti documentarie, traccia un ritratto a tutto tondo, ricordando non solo il fitto scambio con studiosi e mercanti quali consiglieri per i suoi acquisti in ambito artistico, ma anche le sue passioni e le sue curiosità che spaziavano dallo sport alla montagna, dai viaggi agli animali, attività tutte a cui si dedicò con energica disciplina e di cui il saggio offre una panoramica attraverso inedite testimonianze fotografiche.

A seguire il volume è suddiviso in tre sezioni, dedicate rispettivamente alle istituzioni museali di Rancate, Basilea e San Gallo che conservano il ricco patrimonio collezionistico di Giovanni Züst, e corredate ciascuna dalle immagini e dalle schede tecniche delle opere presenti in mostra.
È il 1966 quando Giovanni Züst dona al Cantone Ticino la sua collezione di dipinti, oggi conservata nella Pinacoteca di Rancate a lui intitolata. Composta da opere che coprono un arco cronologico di circa tre secoli, dal Seicento ai primi decenni del Novecento, la raccolta testimonia il grande affetto di Züst per il Mendrisiotto, sua terra d’adozione, come fa notare Alessandra Brambilla nel saggio introduttivo alla prima sezione, La Pinacoteca Züst: radici e futuro di un museo al centro del territorio”, sottolineando il carattere spiccatamente locale dei quadri che ne fanno parte. Oltre al San Pietro che legge del 1630 circa di Giovanni Serodine e alle pale e ai dipinti settecenteschi del caronese Giuseppe Antonio Petrini, il catalogo si sofferma su ben tredici opere di Antonio Rinaldi, artista nativo di Tremona su cui per primo Giovanni Züst ha appuntato il suo interesse. E proprio il nucleo di dipinti ottocenteschi costituisce il più nutrito della raccolta, restituendo all’osservatore immagini e atmosfere di un mondo ormai perduto, basti pensare ai cenci rattoppati e anneriti dello Spazzacamino piangente dello stesso Rinaldi o alle donne chine sulla sabbia con le vesti scomposte dal vento nella Raccolta delle ostriche del luganese Luigi Rossi.

Nel contributo che apre la seconda sezione, dal titolo “La collezione dell’Antikenmuseum di Basilea e l’impulso di Giovanni Züst per la sua realizzazione”, Andrea Bignasca pone l’accento su quanto la donazione Züst di oltre seicento pezzi di arte antica sia stata determinante ai fini della fondazione stessa del museo, dando il via ad altre imponenti donazioni, culminate nel 1981 con quella dei coniugi Ludwig, che ha fatto dell’Antikenmuseum di Basilea un centro espositivo di statura internazionale nel panorama dell’arte greco-romana ed etrusca. La scelta più recente di destinare spazi appositi all’arte egizia e del Vicino Oriente ha ulteriormente arricchito l’offerta museale.
I pezzi della collezione Züst rappresentano epoche e culture differenti, anche se sono tutti di provenienza italiana: è l’Etruria a fare la parte del leone, seguita dal meridione con manufatti, soprattutto ceramiche, prodotti in Lucania, Campania, Puglia, e infine da Roma, da cui provengono poche ma pregiate opere in marmo di epoca imperiale.

Il ricco apparato fotografico permette di cogliere, attraverso l’illustrazione di particolari ingranditi, la varietà iconografica e decorativa che caratterizza questi oggetti, realizzati con materiali e tecniche differenti. È così possibile ammirare nel dettaglio un leone e un toro alato affrontati su una pisside del VII secolo a.C. da Cerveteri, tipico esempio di decorazione ceramica white-on-red, una sfilata di uomini e animali che percorre un dinos etrusco-corinzio abbellito da motivi ornamentali a squame, a intreccio e a clessidra, Bellerofonte in groppa a Pegaso e teorie di carri e guerrieri su due anfore etrusche del VI secolo a.C. o l’inconsueta raffigurazione di tre uomini attaccati da uno sciame di api su un’anfora attica a figure nere.

La terza sezione, introdotta dal saggio di Isabella Studer-Geisser intitolato “Il Museo Storico ed Etnografico di San Gallo: la storia e la collezione”, costituisce quella di maggiore interesse per i lettori di Golconda Arte, dato che proprio al Comune di San Gallo Giovanni Züst ha donato, nel 1967, la sua pregiata raccolta di argenti, andando così ad arricchire il già cospicuo patrimonio di questo museo cantonale costituito da reperti archeologici, materiali etnografici provenienti da Sudamerica, Asia e Africa, oggetti in legno e in metallo, vetrate, porcellane, stufe e arredi, e naturalmente tessuti e modelli per l’industria tessile, settore strategico per l’economia della fiorente cittadina elvetica.

Gli oggetti d’arte in argento della collezione Züst costituiscono un insieme eterogeneo di recipienti di vario tipo – calici, coppe, bricchi, boccali etc. – prodotti tra il tardo Cinquecento e il tardo Settecento per lo più da botteghe di area tedesca, Augusta e Norimberga in primis.

Tra i capolavori in mostra si segnalano due alzate da tavola, una a forma di veliero, con mostri marini sullo scafo e piccoli marinai arrampicati sulle sartie, l’altra a forma di Atlante che sorregge una valva di conchiglia capeggiata da un putto alato. Pregiato esempio di oreficeria barocca, il bellissimo bricco a forma di struzzo, che reca tra le zampe una piccola lucertola, rientra invece nella passione per l’universo animale che ispira la decorazione di questo genere di manufatti tra Cinque e Seicento, racchiudendo in sé un affascinante intreccio di significati simbolici tramandati fin dall’antichità.

Tra gli oggetti che presentano raffinati accostamenti di materiali diversi si distinguono un calice in agata abbellito da granati rettangolari e dalla figura di Bacco nello stelo in argento, e due recipienti cilindrici con rivestimento in avorio intagliato, tecnica nella quale diede prova di straordinaria perizia l’artista tedesco Leonhard Kern (1588-1662), autore di sculture di piccolo formato che diedero avvio a un florido mercato collezionistico di imitazioni.
Spicca, infine, per originalità, un oggetto legato ai rituali tipici delle gilde dei viticoltori della regione dell’Oberrhein, il “bicchiere di benvenuto”, statuetta in legno intagliato e dipinto di un vendemmiatore a torso nudo che regge sulle spalle un secchio in argento.

A cura di Mariangela Agliati Ruggia
Editore Edizioni dello Stato del Cantone Ticino
Anno 2016

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