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Annalia Amedeo | L'arte ceramica tra design e ricerca 10/06/2016 - Elena Paloscia

Annalia Amedeo, artista e designer della ceramica di origine partenopea e residente a Roma, ha scelto la porcellana come materiale d’elezione per le sue ricerche ma sperimenta di continuo, anche in base all’obiettivo che si pone, tecniche nuove e personalizzate.

Oltre ad una sensibilità particolare e a una solida preparazione culturale, il suo punto di forza risiede nella formazione presso una delle più note scuole di Firenze, l’Istituto d’arte e restauro Palazzo Spinelli, e in un background che l’ha vista impegnata per molti anni nell’attività di restauro, con lunghi stage presso prestigiose istituzioni come Palazzo Vecchio a Firenze o il Museo Archeologico di Napoli, e come professionista indipendente esperta proprio nel recupero di ceramiche e porcellane antiche.

Dal 2011 ha scelto di dedicarsi alla produzione di opere di design e di arredo sviluppando al contempo anche una produzione artistica ed un’indagine personale con uno stile ricercato che si avvale di una profonda padronanza della tecnica.
Annalia sa bene 
quanto sia importante conoscere i segreti della tecnica per poter essere originali, così crea da sé smalti ad alta temperatura oppure adopera ossidi e sali metallici per ottenere cromie particolari, testate poi su piccole ciotole che costituiscono il suo personale, affascinante, campionario. 
Conoscitrice esperta anche delle tecniche di lavorazione delle argille moderne, utilizza spesso per i suoi lavori di design smalti alla cenere che sceglie per oggetti d’uso, come le alzatine per dolci, o per i piatti e sottopiatti in grés. Ne risulta l’effetto di una superficie morbida “burrosa” permeabile alla luce, con modalità molto diverse rispetto alla trasparente porcellana.
Le creazioni di Annalia Amedeo sono strutture semplici, ispirate a forme organiche che ricordano l’arte di Hans Arp e mantengono, nella loro funzionalità, un elemento legato all’imprevedibilità che ne è la cifra distintiva. La scelta, ad esempio, di forme concentriche differenti nelle dimensioni ma non circolari per i piatti, che una volta disallineate prendono direzioni differenti, sembra confermare questa sua nota caratteristica, così come le foglie in porcellana che germogliano improvvisamente, tenere e vitali da coppe in gres porcellanato. 

La foglia può trasformarsi poi in nastro lunghissimo e sottilissimo che nell’avvilupparsi genera a sua volta una forma. Qui si percepisce la continuità nel lavoro di Annalia Amedeo tra arte e arti applicate. La contaminazione, di elementi e di tecnica si riflette anche in altre opere che pur avendo sembianza di suppellettili, diventano in realtà vere e proprie sculture, come avviene per la scultura a forma di vaso Tracce sensibili del 2015, costituita da nastri in porcellana sottilissima, o come nella serie Organic Bowls del 2013 in cui le coppe, come reperti archeologici, sono ricucite con un filo di rame.

Parallelamente alla produzione di design la sua ricerca artistica si orienta verso l’elaborazione di forme d’ispirazione naturalistica o classica che le consente di portare avanti una profonda riflessione sulla condizione umana.
Che siano strutture concave e accoglienti che evocano immagini di conchiglie o la serie di teste tratte dalla celeberrima Venere Capitolina della serie Come tu mi vuoi. L’artista pone l’accento con i suoi interventi, sul tema dell'"identità violata" su un sentire femminile dolente e infrange lo stereotipo rassicurante con un grido di denuncia.
Sono i suoi interventi sempre eleganti e misurati, con gli elementi nastriformi o con inserti di materiali differenti, come il filo metallico, ad aprire un varco, a instillare il dubbio.

È qui ancora la variazione nel consueto la sua nota distintiva, che sia l’orlo smerlato che prende una direzione inedita o la forma resa inadatta a contenere, anche solo a causa di un elemento “intruso”, come una foglia o una piuma, posta al suo interno.
Il gioco della variazione che spiazza chi osserva si palesa definitivamente proprio nella serie Come tu mi vuoi, in cui trasforma un volto icona di bellezza e di serenità in un reperto sofferente.

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Per saperne di più

Visita il sito di Annalia Amedeo 

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